Ci si innamora



Ci si innamora perché si è macchiati.
Si può scegliere
ed innamorarsi
per commettere mille volte ancora il peccato originale
o espiarlo finalmente,
restare chiusi nella prigione
o finalmente uscire.
L’amore è la via per la dannazione
o verso la salvezza.
È ora di scegliere.

Riabilitazione

Perché questo disagio di fronte alla lentezza?
La voglia di scappare, di tornare a correre?
Come se questo sole così dolce non fosse anche per me e questa luce così chiara e quest’aria appena tiepida? Come se non ci fosse un tavolo anche per me in questa piazza così ampia, per guardare tutto questo in silenzio, senza nessun altro pensiero che questo. Come se non ci fossero sedie per accogliere chi passa, con una battuta e un sorriso.
Come se non avessi diritto a questa felicità elementare.
Come se qualche maleficio mi chiudesse gli occhi, di fronte a ciò che è a tutti evidente; mi legasse le braccia di fronte a frutti così facili da cogliere.
Così oggi il mio augurio per tutti è di fermarsi, magari di doversi fermare.

Dovunque c’è un angolo di cielo libero, dovunque un raggio di sole si fa largo e rende l’aria attorno dolce e appena tiepida.
Fermatevi e fatevi riscaldare. Almeno quello.

Abbiamo diritto a quest'istante di felicità.

La terra dei poveri cristi


Non un cielo gelido e distante, esisterà una terra per i poveri cristi.
Una terra generosa d’acqua e di farina ed ampia abbastanza per tutti, un suolo solido e caldo che raccolga le lacrime e le trasformi in fiori.
Verrà una spada a spartire ugualmente la gioia e il dolore, a strapparci di dosso queste inutili vesti, tutto questo costoso ciarpame.
Verrà una mano a condurci fra gli altri fratelli, liberi finalmente dal demonio, figli del Signore.
Il mare non ci inghiottirà più.

L’isola, la patria di noi tutti, la terra dei poveri cristi sarà solo a poche bracciate.

1 Novembre



Non è più sulla costa il mio paese; è sulla collina, fra i fichi e gli uliveti: il paese dei morti.
Sono qui i volti della mia infanzia; nelle foto in bianco e nero, mi fissano da un tempo lontano. Qui l’uomo ingrigito ritrova il bambino che è morto e un passato remoto in cui c’era solo futuro. Qui c’è la mia gente, gli abitanti del paese che non c’è più.
Sono anch’io di Agnone, è qui che un giorno tornerò e sarà per sempre.
Prima di uscire l’ultimo saluto, ciao Mimmo, e l’ultima lacrima si scioglie in un sorriso: l’”artigiano della pietra” è finalmente felice.
Il sole si fa largo tra le nubi.
Dal paese sulla collina, fra i fichi e gli uliveti, i morti di Agnone continuano a guardare il mare.

Raccolta indifferenziata

La mia vita produce piatti di plastica,
bottiglie schiacciate, pallocce di carta oleosa,
che ammucchio la sera nei sacchi.

Questo è il conteggio che riesco a tirare,
prima che il sonno mi spenga la mente
questo rimane alla fine del giorno.

La mattina riparto, in mano il mio sacco
con tutto il prodotto di ieri
da lanciare nel cassonetto
prima di avviare un‘altra volta la macchina.

A Pére Lachaise





Non mi hanno colpito i turisti di fronte alla tomba di Jim Morrison.
Mi ha commosso vedere delle rose fresche sulla tomba di Modigliani,
davanti a quella di Gilbert Bécaud sentir cantare una sua canzone,
trovare la tomba di Michel Petrucciani accanto a quella di Chopin,
leggere un biglietto sulla tomba di Proust.

Pensiero per pà




Pà, ti ricordi quando ti regalavo la bottiglia di Johnny Walker con la cravatta di cartone della Festa del Papà?
E quando ti venivamo a svegliare la mattina dell’Epifania, per prendere sotto il tuo cuscino la chiave della stanza dei regali?
Te li ricordi, pà, quegli interminabili viaggi in macchina? Le cassette di De Andrè e Gabriella Ferri te le facevamo togliere perché erano troppo tristi e tu attaccavi a recitare “T’amo pio bove” e “La cavallina storna”.
Lo ricordo, sai, pà, il tuo stupore quando annunciai che avrei studiato ingegneria e i tuoi occhi, per la prima volta, solo per un istante, lucidi. Ce l’ho ancora da qualche parte la lettera che mi facesti trovare dopo la laurea; mi scrivesti perché non sapevi parlare, ti risposi con una lettera, ce l’hai ancora, pà?

E’ passato tanto tempo, mi avrai sentito lontano, come quando, bambino, sbuffavo mentre, entusiasta, mi mostravi dighe e viadotti. E ora che sei vecchio, il tuo solito vittimismo ti farà ricordare le liti e le brutte parole e penserai di non essere servito.

Ma vedi, pà, non è stato così.

Vado nei cantieri ed amo gli operai e sono benvoluto, come lo eri tu. Ho la tua stessa ingenua onestà e l’incrollabile senso del dovere. Sono bravo, pà: vorrei lo sapessi. Me la ricordo ancora “La cavallina storna”, sai? E canto “La guerra di Piero” con la stessa voce stonata. Solo Natale mi intristisce, perché le palle dell’albero nella valigia di cartone in cantina non ci sono più.

E’ passato tanto tempo e tu sei un vecchio. Ma prima che tu muoia vorrei che lo sapessi:
tuo figlio, con i capelli bianchi, oggi è un uomo felice.

Il compleanno della mamma






Quanti ne festeggeremo ancora, mamma, di compleanni?
Sospesa fra un passato così lontano da non sembrare mai esistito
ed un futuro che non riesci neanche più ad immaginare,
immersa in un presente da troppo tempo troppo uguale,
ha senso ancora segnare lo scorrere del tempo?
Io ci credo ancora, mamma, che la luce sgombri il tuo cervello,
che ti alzerai e non camminerai, mamma, ma volerai.
E sarai ancora la più bella, come quando eri ragazza,
come quando eri nostra mamma,
come se tutto questo male non fosse mai esistito.

A Lucas



Un ragazzo è saltato, la musica non lo ha fatto volare.
Un ragazzo è morto, la musica non lo ha salvato.
Ho visto il sangue, era rosso come sempre.
Ho sentito le sirene, coprivano la musica.
La musica non serve a niente.
La bellezza non lenisce il dolore.
Il male è più forte del bene.
La chitarra tace. Il cuore non batte. Mai più.
Solo questo è vero.



In memoria di Walter Mauro



Ci sono persone che segnano in modo indelebile la nostra vita, talora per vie insospettate.
Così le lezioni di italiano del Prof. Walter Mauro sono rimaste in me come il ricordo più bello dell’adolescenza.
Iniziavano in un assoluto silenzio sospensivo, sfumato nell’esordire grave e lento della lettura, sovrastato e infine squarciato dal crescere di intensità della voce, che diveniva verso il termine dell’ora impeto, foga, passione a cui l’intera aula vibrava e noi con lei.
Il viaggio e la ricerca universale di Dante. Un mese di lezioni su Leopardi. La siepe e l’interrotto volo della ragione, il cammino senza bussola dell’uomo moderno, l’impegno dell’arte come vita e il potere rivoluzionario dell’evasione. Walter Mauro non ci ha solo trasmesso concetti profondi (mai nozioni) sulla storia della letteratura. Ci ha regalato le chiavi per entrare in un’opera d’arte, comprenderla ed infine amarla. Per quelle lezioni, nel corso della vita, ho potuto, entro i limiti delle mie capacità, riconoscere ed ammirare il bello, ovunque fosse sito.
Questo è l’immenso dono lasciato dal Prof. Walter Mauro che ha reso definitivamente ogni giorno della mia vita migliore. E la sua vita eterna.Visualizza altro