Non girano le botti oggi a T.;
non si piantano chiodi, non si piegano staffe.
Gli operai hanno sempre gli stessi volti,
la pelle da sempre spessa e segnata;
ma i mastri sono imbiancati
e i romeni finalmente hanno messo su pancia, dopo aver faticato.
Gli operai sono uguali agli altri giorni,
hanno solo indossato una camicia pulita.
Sono fermi i cantieri oggi a T.
e il ferro già montato sulle impalcature
si è coperto della brina del mattino.
La vita di tutti si è arrestata,
come quella di Eugenio, per rispetto di Eugenio.
Ma per chi ha costruito case e dato lavoro
non ci sono né sindaci, né divise:
ma vecchi che salutano la bara dall’uscio,
bambini che sanno che oggi non devono urlare,
donne che ancora una volta han tirato fuori l’abito nero.
E operai, che scuotono solo la testa,
perché da sempre conoscono il dolore;
che hanno solo una smorfia sul viso,
perché non hanno avuto mai il tempo di imparare a piangere.
Operai che sono uguali agli altri giorni,
ma che oggi hanno indossato una camicia pulita.
Voglio morire come Eugenio.
Senza sindaci e divise, fra mani forti e poche parole;
dove la stima e l’affetto siano sentiti e meritati.
Tra gli operai a cui, per onorare la mia bara,
basti indossare una camicia pulita.
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